© 2025 Fabio Miotto

fabiomiotto89@gmail.com

header_usa_2025_1

16 - 27 giugno 2025
 

Il 25 agosto 2018 si concludeva una vacanza di quelle che si ricordano per tutta la vita, ma ciò che ancor più non poteva essere dimenticata fu la promessa fatta quel giorno: “torneremo!”.

 

Ci sono voluti quasi sette anni, una pandemia, una casa nuova ed un contesto mondiale decisamente più, diciamo, complicato per dar seguito a quella promessa. Ma facciamo un piccolo passo indietro: eh già, perché viaggi di questo tipo non nascono il giorno prima di partire, vengono lasciati maturare in un cassetto cercando, ogni anno per non dire ogni giorno, quell’allineamento planetario necessario a trasformare il desiderio in realtà. E fu così che nella tarda primavera del 2024, parlando del più e del meno, l’amico Andrea mi butta lì il desiderio, per l’estate successiva, di “fare qualcosa di diverso”. Non aspettavo di sentire altro, la risposta è una sola parola: AMERICA!

 

Pur consci della vastità che un tale nome si porta dietro, ci rendiamo presto conto che il desiderio è di tornare sui passi del viaggio del 2018: Andrea per aver apprezzato quanto condiviso di quel viaggio con Paolo, io per poter riempire i buchi lasciati vuoti allora o semplicemente per rivivere le stesse emozioni. In fondo a distanza di 7 anni si può anche tornare negli stessi posti, se questi hanno sempre qualcosa di diverso da offrire, basta cambiare punto di vista! E il desiderio di portare con me qualcuno che uscirà per la prima volta dal continente europeo, alimenta ancora di più il tutto.

 

L’argomento si assopisce un po’ per qualche mese, in attesa di avere notizie certe circa il periodo di ferie per l’estate, che si concretizzerà poi nelle ultime due settimane di giugno. Finalmente sul finire di gennaio 2025 si prenotano i voli e, dopo aver provato olandesi, inglesi e tedeschi, questa volta si farà scalo a Parigi con una combo Air France – Delta.

 

La destinazione dei voli è sempre Los Angeles, la durata, un giorno in più della volta scorsa, il raggio d’azione… con calma!

 

La precedente puntata, per me, è stata un’avventura nel “quasi” ignoto, nel senso che, se è pur vero che in quei posti c’ero già stato, quell’occasione fu la prima in autonomia e la prima con obbiettivi ferroviari, un po’ fuori dalle classiche soste turistiche super attrezzate. Diverse tappe di quel viaggio furono pensate come mordi e fuggi, nel timore che il contesto climatico di quelle zone desertiche non concedesse di passarci troppo tempo. La realtà poi fu l’esatto contrario: il deserto del Mojave fu forse la zona più memorabile da visitare, pur con tutte le attenzioni del caso, ed era quindi d’obbligo tornare e fare le cose con più calma. Eravamo rimasti inoltre molto colpiti dall’area di Kingman, in Arizona, apprezzata solo per qualche ora mattutina.

 

Insomma, data la lunghezza della proverbiale coperta, appena più lunga di quella precedente, se l’intenzione è di soffermarsi di più in determinati luoghi qualcosa dovrà rimanere solo un ricordo del precedente viaggio. Decido così di eliminare l’appuntamento con i treni passeggeri lungo le coste dell’Oceano Pacifico e parte della Tehachapi Railroad, a cui dedicheremo comunque due mezze giornate, se non altro per aumentare la possibilità di fotografare qualche treno che non sia di BNSF. Diverso discorso per la meta extra ferroviaria della domenica, che per questioni di logistica (che comunque non è programmata casualmente) sarà nuovamente, per me, il Grand Canyon. In fondo Andrea non c’è mai stato e per me, beh… non c’è due senza tre!

 

Se nel 2018 un piccolo incidente domestico a dieci giorni dalla partenza rese il conto alla rovescia un po’ movimentato, in quest’occasione ci penserà un agognato passaporto a non farci perdere di vista l’obbiettivo ed a farci mettere in atto tutti i riti scaramantici all’uomo conosciuti per raggiungerlo.

 

La sera del 15 giugno 2025 entriamo nel mood della meta con la visione del film “Unstoppable – Fuori controllo”, non rendendoci ancora conto che quel mondo è ormai a poco più di 24 ore da noi. All’alba del giorno successivo siamo in viaggio verso Venezia, dove un Airbus A220-300 di Air France ci porterà nell’hub parigino dell’aeroporto Charles de Gaulle.

 

La vista sull’iconica città lagunare appena dopo il decollo è il primo ricordo fotografico di quest’avventura.

img_20250616_094923.jpeg

Giunti a Parigi in poco più di un’ora, le preoccupazioni sulle operazioni di transito da superare in quello che è l’aeroporto meno quotato in questo senso crollano nell’esatto tempo che impieghiamo per passare dal piccolo Airbus al gate K30: poco più di 20 minuti! Alla faccia del “speriamo di farcela nelle 2h15 a disposizione”.

 

Preso posto in coda ad un 777-300ER dagli interni un po’ vissuti, non ci resta che far passare le 11 ore di volo che ci separano dal clima assolato della California meridionale.

 

Anche l’altra preoccupazione all’arrivo, ovvero passare le forche caudine dell’immigrazione, crollano in pochi minuti. A dirla tutta impieghiamo più tempo a trovare l’ATM per prelevare dei contanti (per poi scoprire che ve n’era uno nella hall dell’hotel!) che per ottenere il permesso di entrare ufficialmente negli Stati Uniti d’America.

 

All’autonoleggio ritiriamo una Ford Escape, questa volta saggiamente 4x4 in quanto l’intenzione è di farsi frenare meno dal raggiungere determinati spot fotografici, e ci dirigiamo al medesimo hotel che ci ospitò la prima notte nel viaggio del 2018 (operazione furbissima per sbattere immediatamente la faccia sul significato di inflazione, nel confrontare il costo di allora e quello di oggi, stessa sistemazione!).

 

La notte scorre molto meglio del previsto, il jet lag colpisce meno della precedente occasione, vuoi anche per una componente di tranquillità data dal rimettere piede negli stessi posti. Il martedì mattina ci dedichiamo ad un po’ di sano turismo, iniziando dal molo e dalla spiaggia di Santa Monica, iconicamente noti, tra l’altro, per essere il termine occidentale della famosa Route 66, che ad oriente ha origine a Chicago. La foto di rito al cartello è d’obbligo, americanata o meno che sia.

img_20250617_093254.jpeg

Da Santa Monica si raggiunge in un attimo il cuore pulsante della Hollywood Boulevard, dove ci soffermiamo giusto il tempo di “pestare” qualche stella lungo la Walk of Fame e di gustare un primo favoloso cheeseburger.

 

1h30 di strada ci separano dal Cajon Pass, prima tappa ferroviaria del nostro viaggio, obbligatoria vista la fregatura presa nell’occasione precedente. Il percorso prevede di girare a nord della collina su cui svetta l’iconica insegna di Hollywood e percorrere la superstrada CA-210 fino ad incontrare l’interstatale I-15 non molto distante da San Bernardino. Il clima inizia subito a mutare e le temperature a salire non appena le colline schermano il benefico influsso dell’Oceano.

 

Senza averlo minimamente programmato (in fondo individuare elementi di interesse in quest’area è come pescare in un barile: si va a caso e qualcosa si trova, ma pensare di vedere tutto è impossibile!), ci imbattiamo nel museo ferroviario a cielo aperto di Travel Town Railroad dove diverse locomotive a vapore sono sparse e accessibili senza barriere. La luce oltretutto è a favore di una semplice foto alla parata di fronte alla bella tettoia.

img_5569.jpeg

Per la serie “i programmi sono fatti per essere disfatti” la suddetta tappa museale fa saltare la prima sosta prevista perciò optiamo per recarci direttamente in prossimità del passaggio vicino alle Mormon Rocks in attesa di un transito in favore di luce lungo i binari Union Pacific appartenenti al cosiddetto Palmdale Cutoff, ovvero quel tratto di linea che, attraversando appunto il Cajon Pass, permette ad Union Pacific di unire la propria rete proveniente da Mojave con lo scalo di Colton. 

 

Questo tratto è meno trafficato dei binari BNSF che portano verso Barstow quindi i primi scatti che realizziamo sono decisamente fortunati. Infatti, il primo treno a presentarsi, un “manifest”…

img_5594.jpeg

…inizia a rallentare proprio mentre ci passa davanti, segno inequivocabile che si fermerà al vicino punto d’incrocio per dare strada ad un treno nel senso opposto.

img_5610.jpeg

Ci spostiamo quindi lungo la Swarthout Canyon Road, lungo i binari BNSF, per qualche transito e per continuare a godere del clima secco e ventilato che ci accompagnerà per i prossimi dieci giorni.

img_5631.jpeg

Dovendo spostarci a Victorville per la notte facciamo tappa ad un punto panoramico che avevo appuntato in una delle mie sessioni di zapping a caso tra le foto trovate in rete. Qui attenderemo un po’, ma grazie al controllo di alcune webcam poste in prossimità  dei binari lungo la medesima tratta, l’attesa porta con sé almeno la certezza di andare via con uno scatto. E che scatto!
 

img_5655.jpeg

Bene, il riscaldamento, nel vero senso della parola, è stato soddisfacente e altrettanto lo sarà la prima cena carnivora di questa vacanza. Non ho ancora citato il minuzioso lavoro di Andrea nell’individuare, in tutta tranquillità nelle settimane che precedettero il viaggio, le tappe mangerecce: ha decisamente svoltato l’opinione sul mangiare da queste parti che era rimasta invariata dal precedente viaggio!

 

Mercoledì 18 giugno, giorno del mio compleanno, lo dedichiamo in buona parte al Cajon Pass. Chissà se ricapiterà l’occasione di passare questo giorno così distante da casa e in luogo così magico, almeno per me. La sveglia bene o male è e sarà sempre presto in questa vacanza, sia perché siamo nel periodo dell’anno con più ore di luce sia perché, proprio per questo, il mattino e la sera sono i momenti che regalano la luce migliore.

 

Le possibilità di foto lungo il dedalo di binari di questo passo che separa la costa dal deserto del Mojave sono molteplici, dipende dal livello di comodità che si vuole e dal tempo a disposizione. Come primo punto scegliamo una vista rialzata nei pressi della Sullivan’s Curve, da cui si apprezzano sia i binari BNSF, più bassi in primo piano, sia quelli Union Pacific, più in alto in secondo piano.

 

Il primo treno a mostrarsi è un BNSF che ci sorprende mentre ancora prendiamo posizione (oddio, sorprende è una parola grossa vista la velocità e il rumore percepibile con notevole anticipo!). Lo riprendo quindi da una posizione più prossima ai binari.

img_5672.jpeg

Dovremo attendere parecchio per veder comparire un secondo treno: evidentemente il noto traffico di questo tratto di ferrovia non è sempre così costante, o più semplicemente anche da questa parte del Mondo il trasporto su ferro ha risentito di un po’ di contrazione per le più svariate motivazioni. Ciò che riusciamo a mettere in saccoccia è un treno UP che percorre i binari BNSF, questo perché diretto evidentemente verso Barstow e successivamente Las Vegas.

img_5690.jpeg

La nostra meta successiva è probabilmente il luogo più conosciuto del Cajon Pass: la Hill 582, una collina da cui si gode una vista a 360° su tutti i binari che corrono più o meno paralleli in quest’area. Vi si giunge tramite alcune sterrate di servizio dove il 4x4 aiuta decisamente anche se, avendo incrociato una berlina decisamente poco rialzata che ha raggiunto comunque la meta, confido che con un po’ di pazienza sia raggiungibile con qualsiasi auto. 

 

Il luogo non è un semplice spiazzo, ma una vera e propria oasi curata da alcuni appassionati: vi si trovano alberi sotto cui ripararsi dal sole, panchine, cestini e qualche cimelio storico a memoria di luoghi e persone. Ed a proposito di persone, qui facciamo la conoscenza di Marc, uno degli storici frequentatori e curatori di questo luogo. Passiamo una buona ora a chiacchierare e a scoprire aneddoti, anche e soprattutto tramite le foto storiche che Marc porta con sé. Scopriremo anche le sue origini europee ed italiane: com’è piccolo il mondo!

 

A quest’ora la visuale è ottima per i treni ascendenti (siamo ancora a ovest del passo), quindi ne riprendiamo un paio.

img_5714.jpeg
img_5731.jpeg

Sul fare di metà giornata lasciamo la Hill 582 e in qualche minuto raggiungiamo la sommità del passo, dove riprendiamo in men che non si dica un altro treno ascendente. La luce altissima di giugno appiattisce un po’ lo scatto ma, o così o nulla.

img_5755.jpeg

Torniamo nuovamente alla Hill 582 per rilassarci sulle panchine e riprendere i treni discendenti, girati quindi di 180° rispetto a prima.

img_5770.jpeg

Il Cajon Pass è stato oggetto negli anni di diversi ammodernamenti, con l’aggiunta di binari e in ultimo la creazione, da parte di BNSF, di un percorso più corto e quindi più pendente. Per questo motivo su questo binario si possono apprezzare treni non eccessivamente pesanti, oppure locomotive isolate. Incredibilmente vediamo transitarvi un lunghissimo stack-train, i mitici treni con container posti uno sopra l’altro. Il punto dove la coda del treno scompare è la sommità del passo e la lunghezza apprezzabile del treno in foto è di ben 2.5 km, e non è nemmeno tutto!

img_5807.jpeg

Incuriositi dal fatto che l’unico treno passeggeri transitante su questi binari, ovvero il Southwest Chief dell’Amtrak che collega Chicago con Los Angeles, quest’oggi sta viaggiando decisamente fuori dai suoi orari (in genere transita di prima mattina non in favore di luce), depenniamo l’ultima tappa collinare ed iniziamo ad avanzare nel deserto verso Barstow. Ci fermiamo in un bel punto panoramico a Helendale e attendiamo un po’ di transiti provando inquadrature diverse.

img_5819.jpeg
img_5830.jpeg
img_5839.jpeg

Alla fine, il Southwest Chief è stato limitato a Needles per l’eccessivo ritardo, quindi la variazione di programma è stata parzialmente inutile. Avremmo un ultimo punto per oggi, a meno di un miglio da qui, ma non riusciamo a fotografarvici nulla in quanto il traffico pare fermarsi poco prima dell’ora di cena. Non ci resta che ritirarci in quel di Barstow.

Continua…