© 2025 Fabio Miotto
Giovedì 19 giugno è dedicato al deserto del Mojave, ripercorrendo in buona parte le tappe del 2018. Iniziamo quindi dal passaggio a livello di Hodge dove riprendiamo un bel manifest, per poi prendere l’I-40 in direzione est.

Seconda tappa, Ludlow, un luogo a cui si potrebbero attribuire migliaia di appellativi: immenso, caldo, lunare, fantasma! Guadagniamo un’ottima posizione rialzata, anche perché rispetto al 2018 è comparsa una fila di pali proprio dal lato fotogenico ed è necessario alzarsi per non averli tra le glorie. Almeno sono di legno! Anche qui attenderemo un tempo discreto e porteremo con noi un solo scatto, ma in fondo la regola “pochi ma buoni” è sempre vincente.

Altro tratto di strada abbastanza lungo fino al confine con lo stato dell’Arizona. Arrivati allo spiazzo che sovrasta la curva che la ferrovia compie per portarsi perpendicolare al fiume Colorado il termometro dell’auto indica 116°F, quasi ben 47°C! E infatti fuori dall’auto non si può resistere più di qualche minuto senza percepire una sensazione di “frittura”. Non ci resta che attendere in auto di veder comparire un treno e, anche qui, uno basta e avanza. Sfruttando il ponte della strada e il fatto che il treno presenta la spinta “girata giusta”, quanto meno con un solo treno portiamo a casa due scatti.


Risaliamo quindi verso nord-ovest per raggiungere la località di Arrowhead Junction, sul podio dei luoghi ricordo del 2018. La situazione è un po’ cambiata anche qui: è infatti stato raddoppiato il tratto ascendente e i segni di modernità sono un po’ più evidenti di allora (intendiamoci, il concetto va contestualizzato, non parliamo certo delle colate di acciaio e barriere antirumore che stanno trasformando il paesaggio qui da noi).
La temperatura è appena più gradevole del luogo precedente, ma è comunque necessario restare in auto ad attendere. Riprendiamo prima un treno sul rettilineo con più risalto delle Dead Mountains di sfondo, quindi un secondo treno al passaggio a livello.


Da qui all’altro lato del “cappio”, in località Ibis, è un attimo. Attendiamo un bellissimo treno di granaglie di cui non percepiamo la fine.

Non ci fermiamo più di tanto, anche perché veniamo ripresi gentilmente da un addetto alla sicurezza ferroviaria per esserci avvicinati eccessivamente ai binari.
Puntiamo nuovamente a sud-est fermandoci tra le colline di sabbia in un tratto in cui la ferrovia corre parallela al corso del Colorado. Il contrasto creato dall’incontro tra acqua e deserto è veramente notevole. Qui purtroppo non possiamo restare in auto e il caldo, unito ad un vento insistente, è veramente pesante. Fortunatamente avvistiamo immediatamente un treno ascendente e, provando a scommettere se porteremo a casa lo scatto prima che le suole delle scarpe diventino un tutt’uno con la sabbia bollente, riusciamo nell'intento ed in breve tempo fuggiamo via.

Calcolato di avere ancora tempo utile prima di raggiungere la nostra base a Kingman, decidiamo per un’ultima tappa al ponte sul fiume Colorado, guadagnando un punto di vista differente rispetto a quello già sperimentato nel 2018 (e del cui tempo ivi trascorso il ricordo è ancora CALDO).
Riprendiamo giusto un paio di treni, il posto è bello ma non è di quelli per cui fare grandi sforzi.


Giungiamo a Kingman per cena e ci accomodiamo nell’hotel che ci ospiterà per due notti: a Kingman e d’intorni dedicheremo infatti l’intera giornata successiva slittando in avanti di un giorno il proseguimento del tour verso est.
Quinto giorno di vacanza con un raggio d’azione quindi più ristretto ma i continui spostamenti ci faranno comunque macinare diverse miglia anche oggi. Nella precedente puntata avevo avuto modo di apprezzare i d’intorni di Kingman, una storica cittadina dell’Arizona incastonata in uno scenario che, provenendo dal paesaggio desertico a ovest, pare proprio una specie di porta sul vecchio west, con la sua conformazione decisamente più brulla delle grandi città che ci siamo lasciati alle spalle e le “quinte” di rocce rosse e canyon modellati dal vento.
Iniziamo i nostri appostamenti a poca strada dall’hotel, sfruttando un sovrappasso della strada in uno dei diversi punti dove poter apprezzare la diversa pendenza dei due binari, con quello utilizzato dai treni ascendenti, ovvero diretti a est, che segue un percorso più tortuoso ma meno scosceso. La luce ancora discretamente bassa illumina un bel manifest trainato da ben sette locomotive, di cui una dell’impressa Norfolk Southern e una di CSX.

Ci addentriamo quindi nel Kingman Canyon, a sud-ovest della cittadina, dove si può godere della vista su due diverse anse del binario ascendente. La prima, più ampia e pulita, è riempita da un ulteriore manifest, anche questo con intrusa alla trazione, questa volta canadese.

La seconda, già nota su questi lidi, presenta un bel passaggio tra le rocce ed inoltre risulta facile apprezzare la lunghezza dei treni in quanto in secondo, diciamo terzo piano si vede chiaramente parte del treno mentre “scompare” nell’ansa delle foto precedenti. Qui riprendiamo un primo colorato stack-train…

…poi un secondo che curiosamente impegna il binario più in basso, probabilmente per una precedenza dinamica con il treno ripreso poco prima al “piano alto”…

…ed infine un terzo che, giusto per variare, riprendo con due inquadrature consecutive mentre transita sul ponte in ferro e mentre attraversa le rocce, anche per rendere l’idea delle proporzioni di ciò che compone lo scatto. La strada che corre a ridosso della montagna più a destra è ovviamente la mitica Route 66 nel tratto che conduce al centro di Kingman.


Rapido spostamento per riprendere un ulteriore treno nell’ansa che “abbraccia” il campo sportivo, nuovamente a est della stazione che si vede di sfondo.

La luce inizia quindi a girare a favore dei treni in senso contrario e ci invita quindi a tornare nel canyon ad attendere qualche treno discendente. Attesa che si rivelerà piuttosto lunga, quasi da farci gettare la spugna visto che il sole è ben protagonista. Riusciamo comunque a portare a casa due scatti in due diversi punti, a mano a mano che il sole si sposta.


Come anticipato siamo ormai al quinto giorno di vacanza, il quarto sotto il sole cocente. Invogliati dall’unica occasione che abbiamo di godere dell’hotel durante il giorno, decidiamo di posare l’attrezzatura fotografica, indossare il costume da bagno e goderci una bella rinfrescata in una piscina deserta a metà giornata.
Un po’ di movimento, non che in questi giorni fossimo stati molto fermi, si sa, porta appetito! Ci dirigiamo quindi al locale In&Out Burger per qualcosa di sostanzioso, prima di inforcare la Route 66 in direzione est. Andremo infatti a lambire parzialmente le zone che visiteremo meglio l’indomani, non andando oltre la località di Hackberry, raggiunta dopo un tratto senza la minima curva lungo ben 19 miglia!
Individuata una bella posizione di osservazione in prossimità della località di servizio, riprendiamo ben tre treni abbastanza simili.



Facciamo nuovamente rotta verso Kingman fermandoci lungo quel rettilineo citato prima, dove la ferrovia corre parallela alla strada ed è quindi possibile ricavare qualche scatto molto telato per apprezzare la vastità del luogo. Veniamo sorpresi da un primo treno che riprendiamo “al volo”…

…per poi trovare la posizione ideale per montare il teleobbiettivo e dare risalto alle pendenze di questo tratto di ferrovia.


Per l’ultima volta superiamo l’abitato di Kingman per uno scatto serale presso la località di McConnico. Non potevamo chiedere di meglio di un treno carico di container gialli e rossi, in un ambientazione riempita dalle medesime dominanti di colore!

Altra cena sontuosa e poi a nanna che domani si continua a salire inesorabilmente di quota!
Continua…