© 2025 Fabio Miotto
Il sabato mattina lasciamo l’hotel di Kingman di buon’ora, come ormai siamo abituati, per percorrere circa 70 miglia di Route 66 lungo uno dei tratti che reputo più spettacolari: ai margini del Grand Canyon e della riserva indiana di Hualapai la mother road ci conduce attraverso infinite distese erbose, interrotte da scoscese pareti rocciose dai colori accesi, lungo una dolce e continua ascesa.
Abbandonato definitivamente il paesaggio desertico che a Kingman ancora si riconosce, sbuchiamo in un’immensa prateria a circa 1600m di quota, fermandoci nella località di servizio di Pica. Il silenzio e la temperatura fresca sono surreali, non c’è nulla e nessuno a vista d’occhio, solo due binari e il paesaggio infinito.
Guadagnata una posizione che permetta di valorizzare l’evidente tratto in salita che la ferrovia affronta subito a est della località di servizio attendiamo un primo transito, che si presenta alle nostre spalle fortunatamente con un paio di locomotive in spinta girate a nostro favore.

Ci spostiamo più verso il “cuore” della località, per dare maggior risalto ai vecchi serbatoi evidentemente residui dell’epoca del vapore. Passa prima un “manifest” che incrocia uno stack-train in senso opposto…

…quindi un altro stack-train che impegna la deviata per una successiva precedenza dinamica.

Ritorniamo sui nostri passi verso ovest per proseguire il resto della giornata sfruttando i diversi spot fotografici presenti tra le località di Hackberry, già lambita il pomeriggio precedente, e l’ingresso del Crozier Canyon. Primo appostamento quindi ad Hackberry, dove i binari “tagliano” una piccola altura che diventa automaticamente la posizione di scatto. Attenderemo parecchio per veder passare qualcosa, tanto che la luce non si rivelerà più così a favore, restando comunque accettabile. Passa prima un bel completo per trasporto auto, con gli imponenti carri che per qualche strana legge della fisica non si rovesciano in curva.

Quindi, ripreso un po’ più in basso, uno stack-train di cui, vista la posizione perpendicolare della luce, decido di riprendere sia la testa che la coda, con i colori BNSF che si fondono (e quasi si confondono) nel paesaggio.


Breve spostamento verso Valentine, posizionandoci su un cumulo tra i due binari di corsa e quelli di precedenza, a destra. L’inconfondibile livrea Santa Fe di questa Dash-9 si fa subito riconoscere quando sbuca dalla curva all’orizzonte. E’ molto raro vedere queste locomotive alla testa dei treni, non essendo dotate di tutti i sistemi di sicurezza, quindi nonostante la luce non propriamente perfetta, lo scatto è uno dei miei preferiti.

Spostandoci verso lo spot di Crozier vediamo un treno venirci incontro così, sfruttando una piazzola capitata nel posto giusto al momento giusto, aggiungiamo uno scatto bonus al bottino.

Altro infinito stack-train in quel di Crozier…

…e torniamo a Valentine in quello spot che nel 2018 mi ha fatto rimanere a bocca aperta.
Riprendiamo un paio di treni appollaiati sulla collina…


…per poi spostarci nella collina più indietro da dove si gode di una vista quasi infinita. Come ogni prima volta che si rispetti (questo è uno dei punti “nuovi” di questa zona rispetto agli altri), l’attesa diventa snervante, infinita. Dopo quasi due ore di nulla in entrambe le direzioni decidiamo di gettare la spugna ed avvicinarci alla meta per la notte. Naturalmente non appena saliamo in macchina sbuca un treno! Tra un’imprecazione e l’altra concludiamo che “forse si è sbloccato qualcosa, torniamo su!”, ma quando qualcosa non deve andare in porto non ci va, inutile girarci intorno. Così dopo un’altra lunga attesa e con le ombre che iniziano ad infastidire lo sfondo, ne usciamo solo con una foto in cui il treno protagonista è un po’ “nascosto” dalla presenza di un treno più ingombrante alle sue spalle, la cui cromia dei container rende appunto più difficile dare risalto al vero soggetto della foto. Che sia un segno per dire anche questa volta “ritorneremo!”?

Ripresa effettivamente la via verso est ci rendiamo conto che diversi treni sono fermi accodati in direzione est e che quindi siamo stati ore ad aspettare qualcosa mentre la linea era bloccata appena fuori dal nostro punto di vista. Via, almeno ci siamo goduti la vista e la pace!
Ci fermiamo per la notte a Williams, crocevia stradale e ferroviario verso il Grand Canyon che visiteremo il giorno successivo.
Abbiamo ormai superato i 2000m di quota, il paesaggio si è trasformato in un’incredibile foresta di conifere e terra rossa. La domenica è il giorno del riposo, per così dire: circa 170 miglia le percorreremo anche oggi, ma con ritmi molto più blandi. Una cosa è certa: siamo tornati all’interno delle rotte turistiche classiche e, complice il fine settimana, troviamo una cittadina e un hotel decisamente animati. La mattina la sveglia è più turistica del solito, la nostra meta è il Grand Canyon che dista circa un’ora di strada da qui, ma ci fermeremo per un paio di foto all’unico treno passeggeri di questa vacanza, ovvero il “Williams Flyer” della Grand Canyon Railway che ogni giorno collega appunto Williams con il South Rim del Grand Canyon.
Ci addentriamo lungo le strade sterrate poco a nord della città individuando un bel rettilineo nei boschi dove riprendere il treno ascendente.

In teoria dovrebbe esserci una seconda corsa a distanza di un’ora, quindi attendiamo in un secondo punto l’arrivo del treno. In pratica invece del treno non si vede nemmeno l’ombra, nonostante risultasse nel sistema di prenotazione della GCR. Poco male, giungiamo a Tusayan per ora di pranzo e, rifocillati, iniziamo il tour dei diversi spot lungo il South Rim dove poter apprezzare la maestosità del Grand Canyon. Restiamo comunque nel raggio d’azione della ferrovia per poter dedicare uno scatto anche alla corsa del ritorno, immersa nei boschi.

Il pomeriggio lo dedichiamo a questa meraviglia senza tempo che è il Grand Canyon. Per me è la terza volta in questi luoghi ma devo dire che è sempre come la prima, vuoi anche perché in questa stagione i colori sono un po’ diversi rispetto ad agosto e l’area è meno affollata di turisti.
Battezziamo uno ad uno i vari view point, da quelli più famosi e attrezzati, a quelli improvvisati come semplice allargamento della strada, fino a giungere al più famoso nonché più orientale di Desert View Point.



In questo spot ci si reca in particolare per apprezzare il tramonto e i momenti che lo precedono. Occupato per tempo un buon punto di vista, anche se alla fine saremo veramente in pochi rispetto all’affollamento che ricordo passandoci a ridosso di Ferragosto.
Lo sfondo si tinge prima di giallo per poi attendere l’esatto momento in cui il sole si appoggia sull’altopiano oltre il canyon sfumando il cielo di un rosso intenso.


Tra le due foto accade un fatto incredibile: mentre il nostro sguardo punta il sole, alle nostre spalle cala un silenzio improvviso. Ci voltiamo e notiamo un imponente alce che si mescola alla folla e si avvicina moltissimo a noi. Quando credi di essere già in un posto paradisiaco, la natura ti sorprende sfoderando il proprio asso nella manica!

La nostra base per la notte è Flagstaff, dove giungiamo dopo un paio d’ore di guida nel buio interrotto solo dai pochi edifici della località di Cameron, dove fortunatamente troviamo un Burger King aperto dove cenare, essendo rimasti a bocca asciuta al Grand Canyon.
Continua…